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La signora Palmira

Posted by Darth on 8 luglio 2018 in Chettelodicoaffare |

La signora Palmira, giovanissima partigiana durante il secondo conflitto mondiale, era una amica di mia nonna Rosa. A differenza di mia nonna che è sempre stata una bacchettona e devota fan di Dio signore dell’universo tutto, in vita è stata un po’ più biricchina . Questo anche perché una brutta malattia si portò via il suo giovane marito, sicché visse quasi una intera vita da vedova ma che certamente la sapeva lunga su come divertirsi a quell’epoca.

Un giorno, oramai già grandicello, diversamente dal solito fui io, ad accompagnare mia nonna dalla signora Palmira. In quella circostanza mia nonna mi lasciò su quel divano che sapeva di nonna per andare a fare la spesa al vicino negozio di alimentari.

In quella occasione rispondendo ad una delle mie domande, iniziò un racconto che mise in discussione tutto quello che i miei nonni e i nonni di tutti i nipoti hanno sempre spacciato per verità di altri tempi. Racconto che poi ho verificato, data la mia curiosità, con altre persone, anni dopo.

Vediamo quindi di sfatare un pò di falsi miti del dopoguerra :

Si faceva la fame :

Vero in parte, dipende dalle zone di Italia. Vero che mancava carne rossa ma quello che dà la terra non mancava, il pollame neppure. Non c’era denaro ma ognuno aveva l’orticello e la gallina. Ma che meglio ha dato modo agli italiani di non morire di fame, è la enorme, infinita capacità del popolo Italiano di RUBARE . Il popolo Italiano ha forgiato il termine di “rubagalline” . Ancora oggi nel resto del pianeta ci riconoscono per questo motivo. Anche il piano Marshall ha fatto la sua parte. Parte che poi il paese ha, nel tempo, dovuto pagare in natura.

Non si poteva studiare, si doveva lavorare :

Balle, il lavoro nel dopoguerra non c’era proprio anche perché le aziende manifatturiere erano state bombardate e distrutte dagli alleati. Tuttavia, la prima repubblica, che è stata forse l’unica con dei rappresentanti eletti e integerrimamente onesti, pure loro con le pezze al sedere, mise a disposizione da subito un sistema scolastico dignitoso e completamente gratuito. Non esisteva la scuola privata.

Pertanto, nel dopoguerra, dove anche la media borghesia aveva perso tutto, da dove saltano fuori i futuri medici, avvocati, ingegneri, dai “ricchi” ? .

Ragioniamo ( E Palmira si fece seria ), un ricco, che studia ingegneria, per andare a lavorare…. dove?, un ricco ?

La verità è che non avevano voglia di fare un cazzo. Chi ne aveva voglia ha potuto usufruire di tutto quanto lo stato Italiano metteva loro a disposizione, ossia una completa istruzione. Chi invece non aveva voglia di fare nulla e ha avuto la piena intenzione di rimanere ignorante per scelta è stato accontentato in quanto le elementari non erano ancora obbligatorie. Si tenga conto tra l’altro che il sistema scolastico e la preparazione degli alunni a quei tempi era decisamente superiore rispetto ai risultati odierni, sia per preparazione degli alunni che dei docenti.

Un lavoro pesante :

Tutti i lavori, fatti seriamente sono abbastanza pesanti, ognuno in modo diverso.

Chi ha vissuto o è nato nel dopoguerra, spesso si lamenta che ha dovuto fare l’operaio, il bracciante, il manovale, mentre altri hanno avuto una vita meglio agiata, facendo il medico, avvocato ecc. Non dicono però che il fare il bracciante o il manovale è stata la scelta di non avere una istruzione. I mezzi c’erano ma hanno scelto diversamente. A quei tempi chi è diventato medico, ci è riuscito grazie agli enormi sacrifici, suoi e della sua famiglia, a prescindere. Chi non ha raggiunto quello status è semplicemente perché ha fatto scelte diverse. Quindi nessun “martire” del lavoro o dell’istruzione, sono tutte un sacco di balle.

Lavoravano fino a notte fonda e tornavano stremati e distrutti :

Balle. il bracciante si svegliava, e lo fa ancora adesso, alle 4 del mattino semplicemente per evitare il caldo torrido estivo durante le stagioni del raccolto. Dopodiché il pomeriggio si faceva memorabili pisolini all’ombra di un gelso o storiche partite di briscola al bar.

Chi, più in la negli anni, ha cominciato a lavorare nell’industria ( fiat per esempio ) alle ore 17.31 era già a bere la “staffetta” di vino all’osteria prima di andare a casa ed era già “tutelato” dal sindacato rosso, quello che poi li avrebbe traditi tutti, nei giorni nostri.

Certe cose non si facevano :

Balle.

La violenza – All’epoca la gente andava in giro con il serramanico in tasca perché lo usava per tagliare la pagnotta, i salumi e il formaggio nella pausa pranzo e i braccianti lo utilizzavano anche per tagliare funi, rami ecc. Tuttavia proprio perché c’era l’abitudine di avere un coltello in tasca, quando si litigava, spesso si finiva per usarlo. Oggi lo si fa ancora, e lo si permette pure, ma solo fuori dalle discoteche.

L’onestà – E’ vero che i personaggi in vista e di spicco o con cariche istituzionali, molto spesso erano persone integerrime, senza nessuno scheletro nell’armadio, quindi persone pulite. Tuttavia il popolo Italiano,, di cui ha un pezzo del DNA ed una zona del cervello predisposte per le “furberie” e il “furto”, un pò per tirare a campare, comodi, ad ogni occasione si trasformava in perfetto Arsenio Lupin rubando galline, conigli e qualsiasi cosa avesse a che fare con il proprio benessere, a portata di mano. Diciamo che l’italiano, è così come è conosciuto nel mondo ( un furfante ) in quanto ha fatto di questa capacità un arte da più di un secolo.

Il sesso – Ci hanno sempre propinato la fregnaccia che quelle cose non le facevano, che c’era molto rispetto e che erano tutti santi, mai tante balle sono state dette come in questo caso.

A quei tempi, ed almeno fino al 1960 sicuramente, trombavano come ricci infuriati in qualsiasi anfratto di questo pianeta. La campagna, i fienili, l’orto, il retro dell’osteria, in Azienda e negli uffici. La cornificazione del marito o moglie era all’ordine del giorno. Molte mogli hanno reso felici i mariti rendendoli padri, di figli non loro, senza saperlo. Molti mariti hanno inserito un figlio nello stato di famiglia sapendo che ce ne erano almeno altri tre in giro per il paese, non riconosciuti.

In Brianza, nella industria tessile, formata prevalentemente da donne nella produzione e da uomini negli incarichi di gestione e comando, c’era una abitudine. Per avere permessi di uscita dal lavoro, promozioni, aumento di stipendio, agevolazioni, favori, ecc, la donna si levava le mutande e le appoggiava in un angolo discreto del Telaio della macchina. Il capo reparto ( il lecchino del padrone ) quando passava a fare il controllo, a modi Mastino di un campo di concentramento, notava le mutande appoggiate su telaio e quindi si avvicinava alla operaia per chiedere cosa gli servisse, dopodiché si appartavano e quando avevano finito, l’operaia si rimetteva le mutande e in cambio aveva quello che a lei serviva. Per carità, spesso serviva per avere un aumento che avrebbe fatto comodo in famiglia, spesso anche per uscire prima, portando il figlio dal medico. Fatto sta che molti figli, accolti con felicità dal Papà orgoglioso di aver fatto il suo dovere, festeggiati il giorno del battesimo da perfetti devoti al signore, in realtà, il figliolo nella culla, era il figlio del caporeparto.

 

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