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Il Sesto Regno

Posted by Darth on 4 settembre 2018 in Game&Game, Locali |

Apre a Sesto San Giovanni (Mi) IL SESTO REGNO, Giocheria/ludoteca per bambini, ragazzi e adulti .

Mentre i Bambini possono giocare in un’area a loro dedicata ( all’interno, in locale a loro dedicato ), i ragazzi e gli adulti potranno aspettare o divertirsi con i giochi da tavolo ed eventualmente con i propri notebook giocando online a game come word of warcraft e similari nel locale adiacente.

Buon lavoro ai gestori del nuovo locale ludico e buon divertimento a chi lo frequenta.

Instagram e Facebook

 

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Bacche di Goji

Posted by Darth on 3 settembre 2018 in Alimentazione & Alimenti |

Le bacche di Goji (Lycium barbarum) sono usate da secoli nella medicina naturale delle popolazioni locali come un farmaco naturale, capace di conservare nel tempo la salute, il vigore fisico e la freschezza mentale anche in tarda età, tanto da meritarsi l’appellativo di “frutto della longevità”, una qualità ormai riconosciuta anche in occidente. Sono originarie delle valli e degli altipiani himalayani a circa 1500m di altezza, crescono in zone caratterizzate da elevatissime escursioni termiche e da terreni ricchi di sali minerali, grazie anche alle acque del fiume Giallo. Il goji, pianta che da origine alle bacche, è un arbusto appartenente alla famiglia delle Solanacee, la stessa di melanzane, pomodori, tabacco e peperoncino.

Le proprietà delle bacche di goji

Se la medicina tibetana e quella tradizionale cinese le usano per ricaricare l’energia vitale (Qi), in particolare quella dei meridiani Yin di organi come reni, polmoni e fegato, le ricerche fitoterapiche moderne ne hanno confermato l’efficacia: una ricerca condotta da un team dell’Università di Sydney (Australia) ha dimostrato infatti la presenza nelle bacche di goji di una notevole quantità di antiossidanti e antinfiammatori naturali, vitamine e acidi grassi essenziali, capaci sia di proteggere la pelle dall’azione aggressiva dei radicali liberi che di promuovere la salute degli organi.

I benefici delle bacche di goji

A fare la differenza, sono in particolare gli LBP (Lycium Barbarum Polysaccharides), un tipo di polisaccaridi antiossidanti bioattivi presenti esclusivamente in questi frutti e in abbondanza (tanto da costituirne 31% del peso) e che, secondo le ricerche, oltre a contrastare lo stress ossidativo, sostengono le difese immunitarie, proteggono il sistema nervoso, abbassano la glicemia e normalizzano il pH del sangue. Per questo le bacche di Goji sono spesso consigliate a chi ha le difese immunitarie indebolite ed è vulnerabile a virus o si sente sempre spossato.

Le bacche di goji abbondano anche di betacarotene, un precursore vegetale della vitamina A indispensabile per mantenere sana la pelle e proteggerla contro i danni ossidativi causati dall’inquinamento e dalla luce solare e contro le infezioni batteriche e fungine; vitamina C, che promuove l’assorbimento del ferro e tonifica la pelle, vitamina E e l’acido linoleico, prezioso per il buon funzionamento del sistema nervoso e vitamine del gruppo B, benefiche per il sistema nervoso, che regolarizzano il sonno, intervenendo sulla produzione di serotonina, e favoriscono il buon funzionamento della tiroide. Inoltre contengono gli 8 aminoacidi essenziali, minerali come lo zinco, il germanio – un potente antiossidante e anti tumorale – e il selenio, oltre a ferro, calcio, potassio, e cromo, che influenzano il metabolismo di carboidrati e grassi, con effetti positivi sul controllo del peso ma anche sul tono dei tessuti cutanei.

Fa bene all’intestino grazie alle fibre e ai probiotici

L’associazione tra i polisaccaridi e le fibre presenti nelle bacche di goji, ha rivelato anche una notevole attività probiotica, promuovendo la crescita e lo sviluppo di flora batterica benefica a livello intestinale e contrastando la permeabilità delle pareti enteriche, con un benefico effetto riequilibrante nelle intolleranze alimentari di origine infiammatoria.

Inoltre l’associazione tra LBP, carotenoidi (in particolare betacarotene, luteina e zeaxantina) e vitamina C, oltre ad agire come potente antiossidante e ad aumentare le difese naturali dell’organismo, sembra in grado anche di contrastare le malattie degenerative, sia a livello cellulare che cerebrale, prevenendo la comparsa di degenerazioni cancerogene o patologie come l’Alzheimer.

Proteggono la vista prevenendo le degenerazioni oculari

Grazie alla ricchezza di carotenoidi, in particolare la zeaxantina, le bacche di goji hanno dimostrato anche di esercitare un notevole effetto protettivo contro alcune forme di degenerazione retinica, in particolare contro la degenerazione maculare senile dovuta all’età, riducendo lo stress da ossidazione e contrastando i danni provocati dalle lunghezze d’onda della luce blu.

 

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FANTASTIKA il risveglio del Drago.

Posted by Darth on 2 settembre 2018 in Eventi |
Sito WEB

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Macfrut

Posted by Darth on 2 settembre 2018 in Eventi |

MacFrut

La fiera mondiale della Frutta e Verdura arriva al Rimini expo Center dal 08 al 10 Maggio 2019

 

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Milano city life

Posted by Darth on 30 agosto 2018 in Chettelodicoaffare |

Domenica mattina, per la prima volta, dopo moltissimi anni, mi sono recato presso quello che era, una volta, la Fiera di Milano, la vecchia fiera di Milano.

La vecchia fiera di Milano è, almeno in parte, sparita.

Al suo posto è sorta Milano CITY LIFE , un meraviglioso quartiere al passo con i tempi ( sul serio ) .

Perfetto per i giovani ed in particolare modo per gli studenti ma adatto anche a chi ha qualche annetto in più.

Per i quasi vecchietti è senza dubbio motivo per sentirsi giovani.

Vale davvero la pena di frequentare questo quartiere.

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Gli Apolidi della finanza

Posted by Darth on 29 agosto 2018 in sensocivico |

Diego Fusaro: ‘Tempesta in arrivo: gli apolidi della finanza stanno per attaccare il governo italiano’

 

“Il tempo volge al peggio, la tempesta è imminente. Vi sono tutte le avvisaglie o, come dicono i meteorologi, i segni che lasciano presagire la bufera in arrivo”.

Lo scrive Diego Fusaro in un editoriale per Il Fatto Quotidiano.

Il filosofo sostiene che tuttavia bisognava attendersi un tale epilogo in quanto i potenti tollerano la democrazia nella misura in cui il popolo “vota e sceglie ciò che in separata sede l’élite turbofinanziaria ha già sovranamente deciso in modo tutto fuorché democratico”.

Il problema – avverte – è che “il 4 marzo il popolo italiano ha votato altrimenti”, senza dar retta “ai nervosismi dei Mercati divinizzati”, “ai partiti di riferimento del capitale mondialista” o “al clero politicamente corretto ed eticamente corrotto degli intellettuali”.

“Il popolo” spiega Fusaro “ha scelto un governo che, al netto dei suoi limiti e delle sue imperfezioni, è il governo del basso contro l’alto, del popolo precarizzato contro l’aristocrazia global-elitaria”. E questo – aggiunge il professore – i “signori del mondialismo e i loro chierici al guinzaglio” non lo perdonano al popolo italiano.

Costoro – prosegue – “hanno de facto dichiarato guerra al governo italiano”, che ha la colpa di “essere un governo non al servigio dell’élite finanziaria”, ma di essere stato scelto dal popolo, e di “essere un governo che sta mettendo in discussione i capisaldi della mondializzazione capitalistica”.

“I globalizzatori faranno di tutto per far cadere il governo nazionale-popolare odiato dall’aristocrazia finanziaria,” secondo Fusaro, che si avventura in una previsione: “Per rovesciare il governo nazionale-popolare italiano, i poliorceti del turboglobalismo liquido-finanziario percorreranno la via o del colpo di Stato giudiziario (modalità Mani Pulite 1992) o del colpo di Stato finanziario (modalità Monti 2011)”.

L’obiettivo è quello di far cadere il Governo del Cambiamento per imporne uno “che rispecchi senza esitazioni gli interessi e i desiderata della classe dominante liquido-finanziaria”.

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Terzomondizzazione

Posted by Darth on 29 agosto 2018 in sensocivico |

Il filosofo Diego Fusaro è da sempre critico nei confronti delle politiche a favore dell’immigrazione di massa.

In un post sulla sua pagina Facebook si legge:

“A pagare è sempre la classe lavoratrice, è sempre il popolo. Stanno terzomondizzando l’Italia mediante deportazioni di massa di africani.

Obiettivo?

Abbassare le condizioni della classe lavoratrice, riplebeizzare il popolo, distruggere l’unità culturale, l’identità e l’ethos del popolo italiano.

L’immigrazione di massa è un’arma nelle mani dei capitalisti nella lotta di classe”.

E in un altro post Fusaro approfondisce l’argomento:

“L’immigrazione di massa voluta dai signori apolidi del sistema global-elitario e delle banche d’affari internazionali deporta in un’Europa scientemente sottoposta al processo di ‘terzomondizzazione’ masse di nuovi schiavi disposti a tutto pur di esistere e privi di coscienza di classe e di memoria dei diritti sociali”.

“In forza dei suddetti processi di deportazione di massa e di terzomondizzazione pianificata,” prosegue “la popolazione europea è sottoposta a un pressante calo demografico e, insieme, è sempre più massicciamente sostituita dalle nuove masse migranti provenienti dall’Africa”.

 

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Se di carità si tratta….

Posted by Darth on 28 agosto 2018 in sensocivico |

Oggi, durante un tragitto nella metro linea rossa di Milano, ho avuto modo di assistere ad un piacevole e giustissimo discorso che un ragazzo, sicuramente al di sotto della trentina, ha fatto ad un Anziano che girovagava per tutto il treno chiedendo l’elemosina.

Il ragazzo, ha semplicemente fatto notare al signore anziano che sembrava alquanto strano e decisamente poco utile e sensato chiedere l’elemosina quando vi sono associazioni come la CARITAS o il PANE QUOTIDIANO.

In effetti, il ragazzo aveva pienamente ragione, ragioniamo quindi un attimo…..

Le associazioni, a Milano, come la CARITAS o IL PANE QUOTIDIANO, danno i seguenti servizi :

CARITAS

Doccia e un riparo per la notte

Pasto caldo

Indumenti puliti

Ti danno anche la possibilità di renderti utile, aiutando chi magari, come te, è in difficoltà, restituendo il favore, se ti è possibile farlo e se ne hai voglia.

PANE QUOTIDIANO

L’associazione, distribuisce, ogni giorno, cibo, generi alimentari e beni di conforto a chiunque si presenti presso le proprie sedi e versi in stato di bisogno e vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione.

Il loro motto è “…Sorella, fratello, qui nessuno ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni…”

L’associazione inoltre, collabora con City Angels, Società Umanitaria, Cuochi senza Barriere, Aldai- Associazione Lombardia Dirigenti Aziende Industriali.

Ora, il ragionamento del ragazzo rivolto al signore anziano era :

Per quale motivo passi un sacco di ore, vestito di stracci e sporco come un prigioniero di guerra quando hai a disposizione tutto quello che serve per evitarlo senza dover cercare lontano e senza che nessuno ti chieda nulla in cambio, neanche il nome ?

La risposta è semplicemente questa :

Il signore anziano è sicuramente una persona indigente, MA, a lui non interessa avere pasti caldi, vestiti puliti, doccia e un posto per dormire, tutti i giorni.

A lui interessa il DENARO .

Questo perché lavora per qualcuno che lo protegge e che in parte già gli da quello che serve per vivere.

I vestiti sporchi e strappati servono per impietosire le persone.

Offritegli un panino al salame, o qualsiasi cosa di genere alimentare, non accetterà oppure li butterà nella spazzatura girato l’angolo perché a queste persone interessano i soldi, devono portare al loro capo, a fine giornata, i soldi.

Questo soldi serviranno per scopi ben poco legali e leciti.

Infatti, il ragazzo gli ha dato un euro e il signore anziano lo ha messo in tasca, dimenticandosi i pochi centesimi nel bicchierino di carta sul sedile della metro prima di scendere alla prima stazione.

Una persona povera, indigente e che ha fame, non dimentica neanche UN centesimo e se li tiene stretti. Semplicemente questa mattina, in quella vettura gli è andata male perché a seguito del discorso che il ragazzo ha fatto, nessuno ha elargito un centesimo.

In poche parole, quantomeno nelle città, dove veramente ci sono filiali della CARITAS o associazioni simili ( ce ne sono moltissime ), si pensi bene prima di  dare l’elemosina a chiunque.

Molto spesso non serve per sfamare la persona che la chiede, spesso purtroppo serve per acquistare sostanze stupefacenti che verranno poi vendute nelle scuole permettendo a chi gestisce questo traffico di guadagnare centinaia di migliaia di euro a danno dei nostri giovani ragazzi ( stupidi ) che ci cascano.

Pertanto, non cascateci.

Se volete donare o aiutare chi non è fortunato come noi, basta cercare su google e usare il cervello.

Verificate che l’associazione sia seria e che sia conosciuta ( quindi che il denaro o i generi alimentari siano davvero utilizzati per i meno fortunati ) .

Non vanificate il tempo e il lavoro che fanno i volontari che nei fatti, e non a parole, aiutano i meno fortunati.

A loro, rispetto e onore .

 

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Parmiggiano Reggiano

Posted by Darth on 25 agosto 2018 in Alimentazione & Alimenti |
Parmigiano Reggiano

Il parmigiano reggiano è un formaggio stagionato tipico dell’Italia settentrionale, più precisamente della val padana (zona compresa tra l’Emilia centro-occidentale e il mantovano).
Si tratta di un prodotto caseario ricavato dalla lavorazione del latte vaccino parzialmente scremato; come tale, il parmigiano vanta delle caratteristiche nutrizionali piuttosto buone: rispetto alla maggior parte dei formaggi stagionati, il parmigiano reggiano è meno grasso, più proteico, contiene meno lattosio e apporta un’ottima concentrazione di calcio; la quantità di sodio è comunque notevole, così come quella di colesterolo.

Essendo un prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta), il parmigiano reggiano è strettamente regolamentato dall’apposito disciplinare di produzione e ciò ne garantisce (o standardizza) il livello qualitativo generale.

Cenni Storici

Pare che il parmigiano reggiano sia nato pressappoco 900-1000 anni fa (XI-XII secolo d.C.), nelle stesse zone in cui viene tuttora prodotto (Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del fiume Reno e Mantova a sud del fiume Po). La sua scoperta, come quella del grana padano, viene attribuita ai monaci Benedettini e Cistercensi di Parma e Reggio Emilia. Ai cattolici sarebbe attribuibile anche la bonifica dei territori circostanti (prima occupati dai boschi), che divennero poi sede di raccolti e pascoli per la vacca Rossa Reggiana (razza di animale appartenente alla famiglia Bovidae, Genere Bos, Specie taurus).
Grazie al rigoglio dei prati, alla produttività del bestiame e alla ricchezza dei corsi d’acqua, l’abbondanza di latte indusse i monaci a escogitare un sistema di conservazione di questo alimento: la caseificazione. Inizialmente, il parmigiano reggiano (così come il grana padano) era chiamato genericamente caseus vetus(ad indicarne la stagionatura), mentre al di fuori delle zone di produzione poteva essere noto col sostantivo di caseus parmensis (ad indicare il luogo di provenienza).
Solo nel 1928 d.C., a Reggio Emilia, nacque il consorzio volontario del Grana Reggiano; parallelamente, a Parma si iniziò la marchiatura indipendente (con simbolo la corona ducale). I produttori di tutte le zone tipiche (ad eccezione dei bolognesi) si accodarono solo nel ’34, formando il ben più ampio Consorzio Volontario Interprovinciale Grana Tipico. Nel ’37 si definirono del tutto i confini attuali dell’area deputata, che comprendevano anche la zona di Bologna. Finalmente, nel ’38 venne usato per la prima volta il nome di Parmigiano Reggiano.
Il titolo DOP fu deliberato mediante la norma europea del Reg. CEE 2081/92 e il riconoscimento del Reg. (CE) N. 1107/96. I relativi marchi di origine sono: i segni della fascera sullo scalzo della forma, che si mostrano come dei puntini disposti a scritta “parmigiano reggiano”, il numero della matricola del caseificio, la data, la scritta “DOP” e quella “Consorzio Tutela”, la placca di caseina superficiale che cita l’anno di produzione, la scritta “C.F.P.R” e il codice alfa-numerico della forma.

Disciplinare di Produzione del Parmigiano Reggiano

Secondo il disciplinare di produzione, il parmigiano reggiano è un formaggio a pasta dura, cotta e di lenta maturazione, prodotto con latte crudo parzialmente scremato (per affioramento naturale) e proveniente da vacche alimentare con foraggi della zona d’origine.
Il latte utilizzato per il parmigiano reggiano NON può essere sottoposto a trattamenti termici e NON è ammesso l’uso di additivi alimentari (il glutammato di sodio presente nel formaggio è il frutto del legame naturale tra l’acido glutammico delle proteine e il sodio del cloruro di sodio). Al latte di origine (che deve rispettare i requisiti di produzione) va aggiunto il siero-innesto (coltura naturale di fermenti derivanti dall’acidificazione spontanea del siero residuo del giorno precedente).
In seguito, è prevista l’aggiunta di caglio di vitello per la coagulazione proteica; si ricava così una massa di cagliata finalizzata alla produzione di due forme per ogni contenitore (caldaia di rame). La cagliata del parmigiano reggiano viene dunque rotta, cotta e lasciata decantare. La massa caseosa è poi raccolta e immessa negli stampi.
Dopo alcuni giorni avviene la salatura in salamoia delle forme e la successiva maturazione si protrae per almeno 12 mesi (conteggiati dalla formatura).
La forma di parmigiano reggiano si presenta esternamente di forma cilindrica, con 2 facce piane larghe 35-45cm, alte circa 20-26cm, con un peso di almeno 30kg e crosta color giallo paglierino. La pasta del formaggio è fragrante, delicata, saporita e NON piccante, con sapore e aroma caratteristici; strutturalmente, pare minutamente granulosa e con frattura a scaglia. Lo spessore della crosta è circa 6mm e il grasso sulla SOSTANZA SECCA corrisponde ad un minimo del 32%.
Il controllo qualitativo avviene progressivamente per mezzo di esami visivi, olfattivi, gustativi, uditivi; vengono anche utilizzati strumenti particolari quali l’ago e il martello.

Classificazione Merceologica del Parmigiano Reggiano

Il parmigiano reggiano non è tutto uguale. E’ classificato in diversi tipi differenti, rispettivamente:

  • Parmigiano Reggiano Scelto Sperlato: forme prive di difetti
  • Parmigiano Reggiano Zero e Uno: il primo presenta fessure superficiali, erosioni, spigoli smussati e correzioni; il secondo può mostrare leggere anomalie come: vesciche, spugnosità della pasta, occhi, sfoglie, occhi radi e che presentano un suono sordo
  • Parmigiano Reggiano Mezzano: forme con vesciche più grosse, spugnosità, occhiatura diffusa, fessurazioni orizzontali, correzioni varie (sempre senza alterazioni olfattive)
  • Formaggio scarto: forme con bombature, spugnosità e occhiature diffuse, fessurazioni multiple, spacchi, grossa cavità centrale, correzioni profonde ed estese, evidenti difetti olfattivi

Caratteristiche Nutrizionali

Il parmigiano reggiano, come il grana padano, è considerato uno dei formaggi più digeribili, grazie alla presenza non eccessiva di grassi (per scrematura del latte di partenza) e alla maggior idrolisi da parte dei batteri lattici (operata sul lattosio e, in minor parte, sulle proteine); d’altro canto, non è comunque inquadrabile tra gli alimenti definibili oggettivamente “leggeri” poiché, essendo stagionato, possiede un basso livello di idratazione e un’elevata concentrazione energetico-nutrizionale.
Le caratteristiche nutrizionali del parmigiano reggiano sono diverse; anzitutto, contiene poco lattosio e ciò lo rende idoneo (quasi sempre) anche nell’alimentazione dell’intollerante a questo zucchero. Apporta inoltre una notevole concentrazione di proteine ad alto valore biologico, aspetto molto interessante per gli sportivi, per i soggetti in accrescimento, per i vegetariani e per chi soffre di malassorbimento intestinale.

La ripartizione degli acidi grassi non è delle migliori, in quanto la maggior parte di essi è di tipo saturo; fortunatamente, essendo ricavato da latte parzialmente scremato, la quantità assoluta è comunque accettabile. Il colesterolo risulta elevato e ciò lo rende un alimento da consumare con moderazione in caso di ipercolesterolemia.
Per quel che concerne le vitamine, il parmigiano reggiano è ricco di riboflavina (vit. B2) e retinolo (vit. A); al contrario, dal punto di vista salino, abbondano soprattutto minerali essenziali per l’accrescimento/mantenimento delle ossa, come il calcio (100 grammi di parmigiano coprono abbondantemente il fabbisogno di un adulto) e il fosforo. Sempre tra i minerali, abbonda anche il sodio, che rappresenta al contrario un grosso limite alla nutrizione clinica, poiché esclude – o limita fortemente – il formaggio dalla dieta contro l’ipertensione arteriosa (come il colesterolo per l’ipercolesterolemia).

Ribadiamo che l’elevata concentrazione di glutammato di sodio è il frutto dell’unione naturale tra gli amminoacidi liberi e il sodio del sale aggiunto; la sua presenza non indica quindi l’impiego di esaltatori di sapidità. Se ne tenga comunque considerazione in caso di ipersensibilità individuale verso il glutammato di sodio.
Il consumo di parmigiano reggiano è idoneo sia in associazione ai primi piatti(grattugiato, in porzioni di 5-10g), sia come pietanza a sé stante (in porzioni di 70-80g circa, a seconda del caso).

Composizione per: 100g di Parmigiano – Valori di riferimento delle Tabelle di Composizione degli Alimenti INRAN

Parmigiano Reggiano - Valori nutrizionali

Valori nutrizionali (per 100 g di parte edibile)

Parte edibile100%
Acqua30.4g
Proteine33.5g
Amminoacidi prevalentiAc. Glutammico, Prolina, Leucina
Amminoacido limitanteTript
Lipidi TOT28.1g
Acidi grassi saturi18.54mg
Acidi grassi monoinsaturi8.81mg
Acidi grassi polinsaturi0.79mg
Colesterolo91.0mg
Carboidrati TOTtr
Amido0.0g
Zuccheri solubilitr
Fibra alimentare0.0g
Fibra solubile0.0g
Fibra insolubile0.0g
Energia387.0kcal
Sodio600.0mg
Potassio102.0mg
Ferro0.7mg
Calcio1159.0mg
Fosforo678.0mg
Tiamina0.03mg
Riboflavina0.37mg
Niacina0.05mg
Vitamina A373µg
Vitamina C0.0mg
Vitamina E0.68mg

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Grana Padano

Posted by Darth on 25 agosto 2018 in Alimentazione & Alimenti |
Grana Padano

Il grana padano, anche conosciuto come Piacentino, è un prodotto lattiero-caseario tipico del nord Italia; più precisamente, le sue origini sono collocabili nella zona compresa tra il fiume Adda, il fiume Mincio, il fiume Po e la latitudine milanese.
Il grana padano, come anche il Parmigiano Reggiano, è un tipo di “Grana” che si avvale del marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) dall’anno 1996. E’ ricavato dal latte vaccino ed il suo nome richiama la tipica consistenza della pasta dura e “granosa”, ottenuta grazie ad un lungo processo di stagionatura in grosse “forme” rotonde. Il colore esterno della crosta è giallo scuro, tipicamente marchiato a fuoco per indicarne le caratteristiche (una sorta di “certificato di qualità”).
Le proprietà nutrizionali del grana padano sono discrete. Rappresenta un’ottima fonte di calcio, di fosforo e di proteine ad alto valore biologico; per contro, apporta elevate quantità di calorie, di cloruro di sodio e di glutammato. Quest’ultima sostanza, ampiamente usata dall’industria alimentare come esaltatore di sapidità, si sviluppa naturalmente durante la stagionatura del grana padano.

Composizione nutrizionale del Grana padano – Valori di riferimento delle Tabelle di Composizione degli Alimenti INRAN

Grana Padano Valori nutrizionali

Valori nutrizionali (per 100 g di parte edibile)

Parte edibile100%
Acqua32.0g
Proteine33.0g
Amminoacidi prevalentiProlina, Leucina e Lisina
Amminoacido limitanteTriptofano
Lipidi TOT28.0g
Acidi grassi saturi17.5mg
Acidi grassi monoinsaturi7.3mg
Acidi grassi polinsaturi0.8mg
Colesterolo109.0mg
Carboidrati TOTtr
Amido0.0g
Zuccheri solubilitr
Fibra alimentare0.0g
Fibra solubile0.0g
Fibra insolubile0.0g
Energia392.0kcal
Sodio700.0mg
Potassio120.0mg
Ferro0.1mg
Calcio1165.0mg
Fosforo692.0mg
Tiamina0.02mg
Riboflavina0.36mg
Niacina0.10mg
Vitamina A224µg
Vitamina C0.0mg
Vitamina E0.21mg

Cenni Storici

La nascita del grana padano potrebbe essere collocata approssimativamente intorno all’anno 1.000 d.C. La scoperta è imputabile all’ordine monastico cattolico dei Cistercensi di Chiaravalle che, bonificando le selve lombarde, promossero l’agricoltura e l’allevamento vaccino (verosimilmente della Rossa Reggiana) locali. Ovviamente, i grandi pascoli fornivano anche notevoli quantità di latte fresco altamente deperibile (a quei tempi, infatti, non ci si poteva avvalere dei moderni metodi di conservazione). Proprio da questa necessità di mantenere al meglio, e per più tempo possibile, il liquido animale, i monaci adottarono la caseificazione del caseus vetus (formaggio vecchio), che solo nel 1951 sarebbe diventato il Grana Padano.
Il prodotto acquisì rapidamente un’ottima fama, di conseguenza venne diffuso prima nelle aree circostanti, poi in tutti i territori extra padani. Alcuni reperti del 1334 citano il grana padano tra gli alimenti impiegati nelle mense delle galee di lunga navigazione marittima, mentre nel 1477 entrò a far parte del trattato sui formaggi del medico sabaudo Pantaleone da Confienza.

Produzione

La ricetta del grana padano rispetta tutt’oggi le antiche tradizioni dei monaci cistercensi (ovviamente, nel rispetto di alcuni adeguamenti di natura igienico-sanitaria).
Gli animali più impiegati per la produzione lattiera sono (ad oggi) le vacche di frisone (Pezzate nere); queste mucche vengono alimentate prevalentemente da foraggi, verdi o conservati, ottenuti dalle coltivazioni aziendali o nell’ambito del territorio di produzione del latte del Grana Padano D.O.P. Il disciplinare di produzione prevede che la mungitura venga effettuata almeno due volte al giorno. Così raccolto, il latte destinato alla produzione del formaggio rimane crudo ma viene parzialmente scremato per affioramento naturale. La cagliatura si ricava in caldaie di rame della capacità di circa 1.000 litri, dai quali si possono ottenere solo 2 forme di grana padano. La cagliata che ne risulta viene poi rotta in piccoli pezzi, spurgata e scaldata a 55°C. Il composto viene quindi diviso nelle apposite fascere, che imprimono i contrassegni di origine, per almeno 48 ore. Viene poi immerso in salamoia per circa un mese. Una volta scolate, le cagliate salate vengono messe a stagionare in appositi locali con temperatura costante di 18-20°C ed umidità dell’85%.

Alla sezione trasversale, il grana padano è di forma circolare; per intero, invece, sembra più un blocco cilindrico e appiattito. Il diametro della forma è compreso tra i 35 e i 45 centimetri, mentre l’altezza è di 18-25 centimetri ed il peso oscilla tra i 24 e i 40chili.
Come abbiamo visto, le forme ricevono subito il marchio del quadrifoglio (sigla di identificazione) ma solo dopo la maturazione (12 mesi, 24 mesi e oltre, periodo nel quale vengono rivoltate e spolverate), si procede alla losanga della dicitura “Grana Padano”. Qualora il prodotto non abbia le caratteristiche richieste, si procede invece con la cancellazione dei contrassegni d’origine impressi dalle fascere.

I principali criteri di valutazione per l’idoneità del formaggio, adottati dalla commissione degli ispettori interni, sono: l’assenza di “vuoti” (verificati con un martelletto) e il gusto tipico dell’alimento (assaggiato per foratura di una trivella nella forma).

L’unica eccezione per la dicitura della losanga è rappresentata dal “Grana Trentino”, opportunamente regolamentato e caratterizzato dall’utilizzo di vacche pascolanti nelle valli alpine.

Caratteristiche Fisiche, Organolettiche e Gustative del Grana Padano

Il grana padano è un formaggio di consistenza dura, tant’è che NON andrebbe tagliato, bensì “spezzato” per mezzo dell’apposito coltello/punteruolo “a goccia”. Il colore della pasta oscilla tra il bianco tendente al paglierino ed il giallo pallido (in quelli più stagionati). L’aroma del grana padano è tipico, il gusto elegante e particolarmente sapido.
In cucina, il grana padano si presta alla grattugia e, oltre a rientrare in diverse ricette o impasti, accompagna molti tipi di primi piatti, di antipasti, di contorni e di pietanze. Si presta anche come formaggio da pasto e come abbinamento gastronomico più complesso.

L’accostamento enologico più indicato è con vini tipo: Amarone della Valpollicella, Barolo Spers e Marchese di Villamarina.

Proprietà Nutrizionali

Della sua categoria (formaggi), il grana padano è considerato tra i più digeribili in assoluto; tuttavia, ciò NON significa che si tratti di un alimento leggero e facilmente digeribile in senso assoluto. Le sue caratteristiche nutrizionali primarie sono:

  • Carenza di lattosio, nonostante sia un derivato del latte
  • Ricchezza di proteine ad alto valore biologico
  • Ricchezza di calcio e fosforo
  • Ricchezza di riboflavina (vit. B2)
  • Ricchezza di retinolo equivalenti (pro-vit. A)
  • Medio apporto di grassi (minimo 32% sulla sostanza secca), in quanto proviene da latte vaccino parzialmente scremato
  • Presenza significativa di colesterolo
  • Abbondanza di calorie totali
  • Eccesso di sodio
  • Eccesso di glutammato di sodio (esaltatore di sapidità).

La scarsa presenza di lattosio è imputabile alla lunga stagionatura, durante la quale i microorganismi coinvolti nel processo utilizzano il disaccaride per il proprio metabolismo cellulare. Le proteine, ad alto valore biologico, sono parzialmente idrolizzate, pertanto più digeribili di quelle del latte.
Calcio, fosforo, riboflavina, retinolo, grassi totali e calorie sono il risultato della “concentrazione” provocata dalla relativa disidratazione (cagliata, salatura e stagionatura) del formaggio; il contenuto nutrizionale è tanto più ricco e concentrato quanto più è “maturo”.
Purtroppo, il grana padano deve la sua conservabilità alla massiccia presenza di sodio e parte del suo sapore a quella di glutammato.
Il grana padano è un alimento che, sempre in aggiunta ai primi piatti (circa 5-10g) o 1-2 volte alla settimana come pietanza (70-80g), può essere facilmente contestualizzato in qualsiasi regime alimentare. La sua funzione principale è quella di aumentare l’apporto di calcio e riboflavina, ragion per cui se ne consiglia l’utilizzo in fase di accrescimento. E’ comunque necessario tenere a mente che si tratta di un prodotto notevolmente ricco di sodio (nocivo per l’ipertensione arteriosa), di colesterolo (nocivo per l’ipercolesterolemia) e di glutammato (potenzialmente nocivo per gli allergici o gli ipersensibili).

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